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Zafar
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mwggẒafār (mwgwin arabo ظفار‎mwha?) è un antico sito mwhqhimyarita situato in mwhgYemen, a circa 130mwhw km sud-sud-est dall'attuale capitale di mwiaṢanʿāʾ. Di essa si trovano varie testimonianze in testi antichi, anche se sussiste un piccolo dubbio sulla sua pronuncia. Malgrado le opinioni campanilistiche degli mwiqomaniti, questo sito è di gran lunga più antico dell'omonimo centro in ʿOmān.
Ẓafār si trova sull'mwiwaltopiano yemenita, a circa 2800 metri slm ed era la capitale del Regno di Himyar (110 a.C. - 525 d.C.), che al suo apogeo dominava gran parte della mwjaPenisola arabica, prima della conquista mwjqaksumita.

Contents

Storia

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Storia

Sotto il profilo mwkqarcheologico la nascita dell'insediamento è ignota. La fonte principale è un'iscrizione in cui è riportato un mwkgmwkwmusnad in antico mwlasudarabico datata ai primi del mwlqI secolo a.C.. Viene fatta menzione della città nella mwlgmwlwNaturalis historia di mwmaPlinio il Vecchio, nell'anonimo mwmqmwmgPeriplus Maris Erythraei (entrambi del mwmwI secolo), come pure nella mwnamwnqGeographia di mwngClaudio Tolomeo (mwnwII secolo). Presumibilmente, in epoca mwoamedievale, le coordinate della mappa di Tolomeo furono scorrettamente copiate o modificate, tanto che il sito della città di Sepphar (Ẓafār) è collocato in mwoqOman e non in Yemen. La Ẓafār yemenita è più antica di un millennio dell'omonimo sito dell'Oman, a giudicare dai testi (Smith 2001: 380). Numerose sono le fonti scritte relative a Ẓafār, ma eterogenee quanto ad affidabilità. Quella più importante è epigrafica, in antico linguaggio sudarabico, mentre i testi cristiani si limitano a mettere in luce solo la guerra tra Himyar e mwogAksumiti (523 - 525). La mwowVita di Gregentios è invece una pia frode, creata da mwpamonaci mwpqbizantini, che ricordano un mwpgvescovo che affermava di aver personalmente visto Ẓafār. Essa contiene infatti riferimenti linguistici risalenti al mwpwXII secolo (Albrecht Berger).

Ritrovamenti singoli risalgono alla prima età himyarita (110 a.C. - 270 d.C.). Rari reperti precedenti sono stati probabilmente portati nel sito da altre località. La maggior parte delle rovine e dei reperti, tuttavia, sembrano risalire al periodo monarchico (270 - 525). Poche iscrizioni mwqqGe'ez successive all'intervento armato aksumita sono sopravvissute nel sito. Del periodo successivo sono infatti pochi i reperti identificabili a Ẓafār. Dopo questo periodo c'è poco che suggerisca un'occupazione di Ẓafār fino ai tempi più recenti della sua esistenza. I reperti portati alla luce sono importanti perché i testi gettano poca luce sulla cultura materiale e l'arte di questa epoca.

Già ampiamente sviluppatesi, mwqwṢanʿāʾ e la sua fortezza di Ghumdan sostituirono Ẓafār come capitale probabilmente tra il 537 e il 548.
Ẓafār è il secondo sito archeologico più grande in Arabia, secondo alla sola mwrgMa'rib. Un testo dell'autore mwrwmusulmano yemenita, mwsaAbu Muhammad al-Hasan al-Hamdani, ricorda i nomi delle porte urbane aperte nella cinta muraria di fortificazione, molte delle quali ricevevano il loro nome in funzione della città verso cui erano rivolte. Nell'area archeologica vi sono segni evidenti di tombe e di un mwsqtempio, a giudicare dall'accumulo di ossa di animali sacrificali. I testi del mwsgMusnad parlano di cinque palazzi reali: Hargab, Kallanum, Kawkaban, Shawhatan e Raydan. Altri edifici più piccoli, come Yakrub, sono anche menzionati.

La città osservava una religione di tipo mwugpoliteistico ma erano presenti anche comunità mwuwisraelite e mwvacristiane. Gli ebrei sembra abbiano dominato fino al 525. L'anello di Yishak bar Hanina è una delle prime testimonianze degli ebrei nelle regioni sudarabiche. La grande quantità di sculture suggeriscono il fatto che il politeismo fosse di gran lunga prevalente. Un reperto alto 1,70 m mostra la figura di un re cristiano che porta una corona aksumita.

Dal mwvgIII al mwvwVI secolo, Ẓafār è stato un importantissimo centro mercantile internazionale. L'archeologo Paul Yule stima che avesse una popolazione di 25.000 persone nel mwwaIV secolo. Una dimostrazione del volume dei traffici è data da mwwqanfore del tardo periodo mwwgromano (una delle quali qui a sinistra). Numerose anfore erano prodotte ad mwwwAqaba (mwxaGiordania), viste quelle similari lì rinvenute. Aqaba era un centro commerciale in cui giungevano prodotti di vario tipo e da lì portati in altre aree mediterranee. Circa 500 frammenti di questo tipo e di vasi sono venuti alla luce a Ẓafār; un numero paragonabile a quello di mwxqAdulis e Aqaba. Anche il mwxgvino è spesso ricordato come un'importazione, come pure importati erano il bestiame, tessuti, carne, pesce e la salsa di pesce.

Le risorse dell'ambiente dell'epoca erano di gran lunga inferiori a quanto basilarmente serviva alla prima confederazione tribale himyarita. Malgrado il regime delle precipitazioni fosse di circa 500mwya mm annui, l'acqua era insufficiente e la superficie del terreno esposta all'erosione, anche per la mancanza di superfici mwyqarboree, eliminate forse in età regia. A causa dell'esaurimento delle risorse naturali, degli inevitabili disordini civili, delle mwygepidemie e di imponenti mwywsiccità, la popolazione himyarita declinò, specialmente nel mwzaVI secolo. Oggi non più di 450 mwzqagricoltori abitano l'antica capitale.

Bibliografia

• A. Berger (ed.), "Life and Works of Saint Gregentios, Archbishop of Taphar …", Millennium Studies in the Culture and History of the First Millennium C.E., vol. 76 (2006)
• mwagA. Kirfel, W. Kockelmann e P. Yule, NON-DESTRUCTIVE CHEMICAL ANALYSIS OF OLD SOUTH ARABIAN COINS, FOURTH CENTURY BCE TO THIRD CENTURY CE: Non-destructive chemical analysis of Old South Arabian coins, in Archaeometry, vol. 53, n. 5, --, pp. 930-949, DOI:10.1111/j.1475-4754.2011.00588.x.
• Walter W. Müller, mwbaHimyar, Reallexikon für Antike und Christentum, v. 15, Stoccarda, 1991, pp.mwbq 303–331
• Lemma «Ẓafār» (Walter W. Müller & G. Rex Smith), su: mwbwThe mwcaEncyclopaedia of Islam, vol. 11, fasc. 185-186 (2001) pp.mwcq 379–380
• Jérémie Schiettecatte, "D'Aden à Zafar villes d'Arabie du sud préislamique", mwcwOrient & Mediterranée Archéologie, 6 (2001), Parigi
• Paul Yule mwdqet al., "Zafār, Capital of Himyar, Ibb Province, Yemen First Preliminary Report: 1998 and 2000", "Second Preliminary Report: 2002", "Third Preliminary Report: 2003", "Fourth Preliminary Report: 2004", mwdgArchäologische Berichte aus dem Yemen 11, mwdwMainz, 2007 [2008]), pp.mwea 479–547, fig. 1–47 + CD-ROM, ISSN 0722-9844, ISBN 978-3-8053-3777-9

digital version: *mwew

• Paul Yule, mwfgHimyar-Spätantike im Jemen/Late Antique Yemen, Aichwald, 2007 ISBN 978-3-929290-35-6
• Paul Yule (ed.), "Ẓafār, Capital of Ḥimyar, Rehabilitation of a ‘Decadent’ Society, Excavations of the Ruprecht-Karls-Universität Heidelberg 1998–2010 in the Highlands of the Yemen", mwgqAbhandlungen Deutsche Orient-Gesellschaft, vol. 29, Wiesbaden, 2013, ISSN 0417-2442, ISBN 978-3-447-06935-9

Voci correlate

• mwhgHimyar
• mwiaTubba'
• mwjaYemen

Collegamenti esterni

• mwkaSpedizioni a Zafar dell'mwkqUniversità di Heidelberg
• mwkwZafar, su heidicon.ub.uni-heidelberg.de.
• mwlwPropylaeumDOK document server, su archiv.ub.uni-heidelberg.de. URL consultato il 7 dicembre 2013 (archiviato dall'url originale il 16 febbraio 2012).
• mwmqzafar.iwr.uni-heidelberg.de, https://web.archive.org/web/20160221213236/http://zafar.iwr.uni-heidelberg.de/ Titolo mancante per url urlarchivio (aiuto). URL consultato il 14 maggio 2019 (archiviato dall'url originale il 21 febbraio 2016).

(Zafar Virtual Museum)